La turbina eolica non pericolosa per gli uccelli

Uno dei problemi del settore eolico è senza dubbio quello della pericolosità che gli aerogeneratori hanno sugli uccelli. A tal proposito mi sembra interessante riportare una notizia relativa alla messa a punto di una nuova tecnologia utilissima in questo senso. Un team di ricercatori spagnoli del CSIC ha infatti progettato un dispositivo da applicare sulle pale eoliche in grado di individuare la presenza di uccelli e la loro traiettoria di volo.

Attraverso questo sistema ne verrebbe limitato il passaggio nell’area prossima a quella di un parco eolico. Il dispositivo in questione dispone di una telecamera e sarebbe stato in grado di rilevare la presenza di uccelli già ad una distanza di 750 metri dagli aerogeneratori.

Una volta avvistato l’animale verrebbe quindi attivato un sistema di sicurezza che bloccherebbe istantaneamente le pale nel caso in cui vadano ad una velocità di tre giri al minuto, mentre impiegherebbe circa 67 secondi qualora si muovano a 14 giri al minuto.

In Spagna, fra i più importanti Paesi al mondo per potenza eolica installata, gli avvoltoi sono le specie che più soffrono l’impatto delle pale degli aerogeneratori ed è proprio per questo fatto che vengono costantemente effettuati censimenti sulla loro mortalità.

La media annuale di avvoltoi morti in terra spagnola è spaventosa, basti pensare che ogni due aerogeneratori installati si conta un avvoltoio morto. In alcune zone la media è particolarmente alta, tant’è che lo scorso anno in un parco eolico a La Janda (Andalusia) si dovette diminuire la produzione di energia elettrica proprio a causa di questo problema.

Pensare che la tecnologia possa offrire la soluzione definitiva al problema sembra alquanto improbabile, tuttavia un utilizzo del dispositivo (associato naturalmente ad un corretto studio sull’avifauna del sito in cui si intende costruire il parco) sarebbe probabilmente un modo efficace per ridurre il numero di animali morti in prossimità dei parchi eolici.

Via | Elmundo.es
Foto | Flickr

Fonte: Ecoblog.it

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