Sulle rinnovabili i numeri non tornano

Le energie rinnovabili sono una «grande opportunità di ricerca e di business», ma i target che si sono posti l’Unione europea e l’amministrazione Obama sono irraggiungibili. «I tecnici più avveduti lo sanno. I politici tengono l’informazione nel cassetto. Tutti sanno che le rinnovabili, da sole, non possono fornire l’energia di domani», spiega Angelo Spena, direttore dei laboratori di fisica tecnica ambientale dell’Università Tor Vergata di Roma e coordinatore del dottorato in ingegneria delle fonti di energia.

Il problema è che per fare un’analisi serena occorrono dati precisi: «Per non dissipare e disilludere il grande potenziale dato dall’entusiasmo dei più giovani occorre una riflessione attenta sul peso specifico che possono rappresentare oggi le fonti rinnovabili prima di fare partire una filiera industriale che si regge solo sugli incentivi».

Perchè, i dati che ci sono in circolazione non sono corretti?
I media comunicano continui aumenti delle potenze installate. Ma non c’è informazione sull’energia prodotta da quei kilowatt. Se l’impianto non lavora, i kilowattora sono zero. Abbiamo fatto uno studio sui dati del GSE del 2007-8, i soli che riportano i kilowattora prodotti all’anno dalle potenze incentivate in Italia.

Ebbene?
Abbiamo diviso kilowattora su kilowatt, ottenendo le ore di funzionamento. Tenga conto che in un anno ci sono 8.760 ore. Una centrale termoelettrica a carbone funziona 7.000 ore, quindi l’80% del tempo disponibile. Il solare termico resta sotto le mille ore. Lo stesso per il fotovoltaico. Eppure quando si fanno studi di fattibilità, in genere vengono assicurate da 1.100 a 1.400 ore di attività. Nella realtà, il ritorno dell’investimento è più lungo. E’ come avere una bellissima Ferrari ma tenerla in box.


Fig. 1 – Italia. Ore di equivalente funzionamento a pieno carico di impianti solari fotovoltaici. Nuovo Conto Energia, anno 2008 (Fonte: GSE, 2009).

Vale anche per le altre fonti?
L’eolico va un pochino meglio, con 1.500-1.600 ore l’anno. La buona notizia arriva dalle biomasse, con 4.000-5.000 ore.


Fig. 2 – Italia, anno solare 2007. Ore di equivalente funzionamento a pieno carico degli impianti eolici. (Fonte: GSE, 2008).

Da dove nasce questo divario tra installato e produzioni effettive?
Ci sono tre ordini di problemi. Il primo è legato a malfunzionamenti e problemi di sistema, poi la geografia del Paese: in molte zone il vento è raro. Infine, si scontano gli errori nelle analisi preventive, troppo semplicistiche e ottimistiche. Si trascurano troppi aspetti prestazionali. Una fonte rinnovabile deve soddisfare insieme tutti i tre requisiti: costo, durata, efficienza. Se solo uno non c’è, salta tutto.


Fig. 3 – Producibilità teorica e misurata degli impianti eolici censiti dal GSE nel 2007, in funzione della velocità statistica media del vento.

Cosa si può fare?
C’è anzitutto necessità di efficienza energetica e di comportamenti virtuosi di tutti noi. Poi bisogna discernere il grano dal loglio. Io faccio una critica alla incentivazione indiscriminata, e una sollecitazione. Le tecnologie oggi commerciali danno quello che abbiamo visto. Siamo solo alle batterie, non alle finali. Se investiamo tutto in incentivi rischiamo di creare un mercato che non sta in piedi. Di tutto abbiamo bisogno meno che di occupazione effimera. Al momento l’urgenza non è promuovere una nuova massa critica industriale. Salverei solo la termotecnica per le biomasse e l’elettromeccanica per l’eolico, già ben radicate nel nostro tessuto industriale. Per il resto occorre monitorare bene l’esistente e dare più risorse alla ricerca. C’è ancora molto da fare.

Quali sono i filoni più promettenti?
Certamente l’integrazione dei captatori solari negli edifici. Non solo sui tetti, ma anche sulle facciate. E l’eolico off-shore, in mare, che può sfruttare venti maggiori. Infine, lo ripeto, bisogna mettere a punto dei nuovi studi di sistema per fare meglio le scelte e i progetti. E per attribuire bene ad ogni clima le più adatte tecnologie

Quando crede che il problema delle risorse energetiche si farà urgente?
Difficile fare previsioni, spesso si sono rivelate errate. I combustibili fossili hanno ancora almeno alcuni decenni di vita piena e soddisfacente. La tensione sui prezzi risponde più a logiche speculative che alla scarsezza delle risorse. Io mi preoccupo quando vedo che il prezzo del petrolio scende troppo. Abbiamo studiato l’andamento della quotazione del greggio e l’ammontare degli investimenti delle compagnie petrolifere in tecnologie per la ricerca e l’estrazione negli ultimi trent’anni. Scoprendo che c’è una correlazione fortissima.

Fonte: Ilsole24ore.com

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