Allarme dell’Anitec: “A rischio la la ricezione di Rai 1”

Portare a termine, in tempi utili, l’adeguamento degli impianti condominiali di ricezione del segnale televisivo – le antenne – in relazione al progressivo e programmato “switch off“da analogico a digitale. La problematica è seria ma a quanto pare non è, allo stato attuale, una priorità degli organi governativi competenti. La prova di questa mancanza?

 

Il fatto che nessuno dal Ministero dello Sviluppo Economico o dalla Segreteria alle Comunicazioni abbia risposto alle precise richiesta avanzate da Anitec (l’Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di Consumo, che fa parte della Federazione Confindustria Anie), Aires, DGTVi e Federdistribuzione in una lettera congiunta inviata lo scorso 13 febbraio.

La missiva, in estrema sintesi, conteneva una proposta mirata per l’introduzione di incentivi fiscali – nella fattispecie l’esenzione dell’Iva sulle spese relative a prestazioni e materiali e la detraibilità del 100% delle spese sostenute – in favore degli utenti interessati dal necessario aggiornamento degli impianti di ricezione TV o dell’installazione di nuovi impianti in vista del passaggio al digitale terrestre. L’acquisto di un decoder o di un televisore predisposto per la ricezione del segnale digitale, senza dimenticare l’effettiva copertura dello stesso assicurata dalle frequenze liberate dalla Tv analogica, non sono infatti le uniche preoccupazioni che gravano sulla testa dei consumatori. Avere sul tetto del proprio condominio un’antenna non idonea ad assicurare – scrive l’Aitec – la completa fruizione di tutti i servizi disponili e comunque subordinata alle scelte effettuate in materia di assegnazione delle frequenze e localizzazione delle stazioni di irradiamento dei segnali è un problema che interesserà milioni di famiglie. Quasi del tutto all’oscuro, tra l’altro, delle difficoltà che potrebbero trovarsi di fronte quando il segnale analogico sarà spento definitivamente. Flavio De Poli, Vice Presidente di Anie-Anitec nonché Presidente del Gruppo Componenti per impianti d’antenna di Anitec, ha confermato proprio oggi al Sole24ore.com che di risposte dal Ministero non ne sono ancora arrivate e ha aperto un nuovo fronte del problema.

Come considerate il fatto di non avere avuto ancora riscontri dagli organi competenti da due mesi a questa parte?
Il problema dell’adeguamento degli impianti è sottovalutato e in questi giorni le priorità del governo sono ben altre. Il fatto importante è che il problema riguarda tutto il territorio italiano e non solo le aree interessate a breve dallo switch off.

Si spieghi meglio
Una legge europea impone entro il 30 giugno di quest’anno la cosiddetta ricanalizzazione della banda analogica III Vhf e la cancellazione degli slot di frequenza da cui viene erogato il segnale di alcuni canali, come Rai 1. In altre parole là dove gli impianti di ricezione non sono in grado di supportare lo spostamento delle frequenze su una banda più ampia, e sono interessati in particolare gli impianti a “filtri” molto diffusi nel Nord Italia, il primo canale della Tv pubblica non si potrà ricevere. A meno che le antenne non vengano aggiornate e sintonizzate a dovere.

Quindi molti italiani rischiano di trovarsi al primo luglio impossibilitati a ricevere Rai 1?Sì, a meno che il governo italiano non chieda e ottenga una proroga dalla Ue o che non paghi la sanzione del caso per continuare a utilizzare con la canalizzazione italiana la frequenza Vhf. La normativa a cui faccio riferimento è stata recepita dal Ministero per lo Sviluppo Economico ma non ci risulta vi siano delle azioni intraprese in tal senso. E il problema è del tutto sconosciuto ai non addetti ai lavori, a cominciare da amministratori di condominio e privati cittadini.

L’allarme lanciato con la vostra lettera di febbraio è quindi nulla rispetto al problema che state segnalando ora? Cosa farete in proposito?
Sicuramente invieremo una nuova lettera alle parti interessate, sensibilizzandole ulteriormente rispetto a una problematica che interessa un’ampia fetta della popolazione e metteremo in evidenza che, paradossalmente, gli interventi più urgenti riguardo gli impianti sono nelle aree servite dal segnale analogico. Per le regioni interessate prossimamente dallo switch off l’attenzione di tutti è maggiore e per queste la scadenza del 30 giugno ha un impatto più lieve, mentre la percentuale di popolazione coinvolta dalla canalizzazione italiana a quella europea della banda III VHF analogica è pari a circa il 62% a livello nazionale.

Voi chiedete degli incentivi fiscali per la sostituzione degli impianti, il governo ha disposto il contributo statale per l’acquisto del decoder. Le due azioni dovrebbero andare di pari passo?
Sono due azioni diverse. La nostra è una proposta che ha finalità anche di sistema e non richiede alcun esborso per le casse statali: chiediamo l’esenzione dell’Iva e la detraibilità del 100% delle spese perché convinti del fatto che, così facendo, la quasi totalità degli interventi sul campo delle aziende che installano gli impianti sarebbe fatturata. Parliamo di interventi perfettamente regolarizzati che ridurrebbero una parte di sommerso e aumenterebbero il gettito contributivo.
Intanto molti consumatori si lamentano per le difficoltà di ricezione del segnale per i canali del digitale terrestre in chiaro e la confusione che regna intorno ai decoder per quelli a pagamento.
Parliamo di due cose distinte. Lo switch off interessa i canali generalisti oggi fruiti in analogico e i possibili malfunzionamenti di un apparecchio televisivo con ricevitore Dt integrato dipendono dal fatto che convivono due sistemi, là dove il passaggio ancora non c’è stato, e le frequenze sono poche. Anche per questo motivo è necessario procedere in modo accelerato con la migrazione al digitale liberando le frequenze utilizzate per la Tv analogica. In Italia si utilizza da 40 anni a questa parte lo standard Vhf in un certo modo e da qui a tre mesi scarsi questa frequenza dovrà essere adeguata allo standard europeo: probabilmente qualcuno doveva pensare per tempo a creare le condizioni per non rischiare di danneggiare milioni di utenti.

Un’ultima domanda: produttori di impianti e installatori hanno le risorse per ovviare al duplice problema, e cioè il forzato adeguamento delle frequenze al 30 giugno e il programmato switch off di Piemonte, Lazio e via dicendo?
Non credo, sia dal lato della disponibilità di apparecchiature che da quello della forza lavoro preposta alle nuove installazioni o agli adeguamenti degli impianti esistenti. Posso fare delle cifre: gli impianti di ricezione che necessitano di aggiornamento in vista della completa transizione al digitale sono circa 60mila nella sola area di Torino e Cuneo, per cui lo spegnimento definitivo delle frequenze analogiche è previsto tra il 24 settembre e il 9 ottobre.

Fonte: Ilsole24ore.com

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