Il decreto anticrisi è legge: il Senato dà il via libera al Bonus famiglia e agli sconti energia Marchionne: alla Fiat -60.000, industria: -12%

A Palazzo Madama dibattito blindato. Domani confronto a Palazzo Chigi sul futuro dell’auto. Produzione industriale: crollo anche a gennaio.
Martina Aureli

Il Decreto anticrisi è legge. È arrivato stasera poco dopo le 20 il sì definitivo del Senato al “pacchetto”, giudicato da più parti insufficiente a fronteggiare le difficoltà dell’economia italiana, ma che contiene il Bonus famiglia e gli Sconti energia, che tanto hanno fatto discutere negli ultimi mesi e che interessano migliaia di italiani.
Hanno votato sì alla fiducia i senatori di Pdl, Lega e Misto-Movimento per l’autonomia, mentre il no è arrivato da Pd, Idv e Udc-Misto. Quella approvata oggi è la seconda fiducia chiesta al Senato dall’attuale Governo Berlusconi, dopo quella del 31 luglio scorso sul decreto fiscale, l’undicesima chiesta in entrambi i rami del Parlamento.
 
Il decreto anti-crisi è legge
In attesa di nuove norme per il sostegno al consumo, sulle quali è già in atto una trattativa con le parti sociali, il “pacchetto” che ha ottenuto oggi il via libera definitivo di Palazzo Madama ammonta a 5 miliardi di euro. Quasi la metà verrà utilizzato per il Bonus tanto discusso (specie per i paletti di reddito, troppo restrittivi e punitivi proprio verso le famiglie con più figli), mentre 350 milioni andranno agli assegni familiari.
Con l’approvazione del decreto arriva anche l’Iva di cassa, per cui il pagamento della tassa non sarà più al momento dell’emissione della fattura, ma quando viene incassato il corrispettivo. Il sostegno al reddito per coloro che perdono il lavoro verrà poi garantito dal nuovo Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, finanziato per 1 miliardo e 26 milioni di euro.
Il “pacchetto” contiene anche la cosiddetta norma “salva-Malpensa” oltre all’aumento dell’Iva per Sky che passa, quindi, dal 10 al 20%.
 
L’undicesima fiducia del Berlusconi IV
Il governo ha posto anche al Senato la fiducia, come era già accaduto alla Camera, ma si era già capito alla vigilia che era questa l’aria che tirava. I tempi per l’approvazione del decreto scadevano, infatti, il 28 gennaio e in questo modo sia alla Camera che al Senato il decreto voluto dal ministro dell’Economia Tremonti è diventato inemendabile. 
La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano già bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati. Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e l’Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata “la totale indisponibilità del governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo”.
Anche il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, ha spiegato che “i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica”.Da qui alla richiesta di porre in votazione il decreto con la blindatura della fiducia il passo è brevissimo ed è stato compiuto per l’undicesima volta da questo governo.
 
Produzione industriale: continua il crollo a dicembre 
Continuano intanto i dati negativi dal fronte economia: crolla ancora la produzione industriale, che a gennaio è caduta dell’11,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il -11,2% registrato a dicembre. Lo riferisce il Centro studi di Confindustria nella consueta indagine rapida, nella quale si afferma che “l’andamento degli ordini suggerisce che la profonda crisi che sta attraversando il settore industriale italiano sia destinata a protrarsi nei prossimi mesi”.

Marchionne: senza aiuti alla Fiat 60.000 posti a rischio 
Non arriverà dal decreto, del resto, la risposta a una crisi economica che si fa sempre più grave. Ieri l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che non è solito drammatizzare, ha detto che “Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa se non ci sarà un intervento del governo, è reale”. L’amministratore delegato della Fiat condivide la stima del segretario nazionale della Fim-Cisl Bruno Vitali e, a questo punto, sale l’attesa per le decisioni che verranno assunte al tavolo convocato per domani dal governo. Davanti a Palazzo Chigi ci saranno anche i lavoratori della Fiat e dell’indotto auto.
Al Lingotto è arrivato anche il commissario europeo Gunter Verheugen, che ha incontrato Marchionne e visitato lo stabilimento Iveco.
 
 
Calderoli: incentivi alla Fiat? Abbiamo già dato
“Incentivi alla Fiat? Per quel che ci riguarda – afferma il ministro leghista per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli – mi sembra che si è già dato. Quella di domani, comunque, è una riunione durante la quale il governo ascolterà le richieste ed i problemi legati al settore dell’auto. Raccoglieremo le proposte e dopo ne parleremo”. “Dal governo – replica Marchionne – ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell’auto, che sta vendendo il 60% in meno dell’anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di far ripartire un intero comparto produttivo e tutta l’economia”.
Un po’ diversa da quella di Calderoli, la posizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: “C’é un tavolo giustamente convocato per valutare le difficoltà di un grande settore e di tutta la sua filiera”.
Anche gli industriali torinesi sollecitano sostegni e investimenti per il settore, “così come hanno fatto o stanno per fare tutti i paesi che hanno produzioni autoveicolistiche”. “La presidente di Confindustria condivide le nostre considerazioni”, afferma il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, che a Mantova ha incontrato Emma Marcegaglia per fare il punto in vista dell’incontro di mercoledì a Palazzo Chigi.

 

Il Bonus famiglia, a questo punto, resta così com’è 
Intanto l’atteso e pubblicizzato Bonus famiglia diventa, quindi, effettivo e la scadenza per presentare le domande è al 28 febbraio. Toccherà, poi, all’Agenzia delle Entrate e al ministero dell’Economia dare ulteriori delucidazioni sui quesiti che si sono moltiplicati nelle ultime settimane.
Oggi, infatti, il decreto anticrisi approda al Senato alle 15, addirittura con una variazione al calendario di Palazzo Madama, che non prevede lavori in aula di lunedì.
Ma i tempi per l’approvazione del decreto sono strettissimi, visto che il provvedimento, blindato dalla maggioranza, scade il 28 gennaio, cioè dopodomani. La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati.
Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata “la totale indisponibilità del Governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo”.
Anche il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, ha spiegato che “i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica”.
Intanto in aula sono stati depositati circa 500 emendamenti all’intero provvedimento, ma è difficile che ne passi anche uno solo.
Altrimenti il decreto dovrebbe tornare alla Camera e non ci sarebbero i tempi per convertirlo in legge.
 
 
L’esempio della Camera: rimarrà tutto come ha deciso Tremonti
Rimarrà tutto come aveva deciso Tremonti. Col maxi-emendamento del governo, sottoposto alla fiducia della Camera, le fasce di reddito per il Bonus famiglia restano le stesse, troppo strette per la gran parte delle famiglie e favorevoli ai single o ai pensionati soli, ma non alle coppie che hanno dei figli. Altro che Bonus famiglia, insomma. L’unica novità, al momento, sembra negativa: sposta, infatti, dal 31 gennaio ai 28 febbraio il termine per la presentazione delle domande al datore di lavoro o all’Inps, per quanto riguarda i pensionati. Ma è convinzione diffusa, anche se non ancora accertata, che così facendo slitterà anche l’arrivo del Bonus in busta paga o sul libretto della pensione.
A questo punto, le possibilità di ripensamento da parte del governo sono minime, perché – una volta approvato in fretta e furia alla Camera – il decreto anticrisi arriverà blindato al Senato. E questa sarà una nuova ragione di malessere per i senatori, ma anche per chi si attendeva – dopo le promesse degli stessi parlamentari del Pdl – qualche significativa novità per le famiglie.
  

Il colpo di scena è una doppia beffa
Il colpo di scena sul bonus famiglia c’è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande “scivolano” al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall’altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com’è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari. 
 
350 milioni di euro per gli assegnai familiari
Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l’impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare – giustamente – che non c’è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall’altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un’altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell’inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l’Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.

Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.
 
I pannolini per chi ha la Social Card 
E’ stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l’acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L’aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.
 
Il testo lunedì va in aula, forse con la fiducia   
Intanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all’esame dell’Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un’unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l’ultimo pacchetto di novità introdotte.
Il deputato dell’Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): “Avrei preferito voti distinti”, ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.
 
 
Critico il Pd: il governo lascia solo il paese
“Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana”: lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi.
“Non vogliamo fare allarmismi – dice ancora Pier Paolo Baretta – ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese”.
Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, “quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d’impresa. Si tratta – spiega Baretta – di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori”.
Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti “é ancora troppo morbida”, spiega Baretta.
Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà “il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l’impianto originario del provvedimento”.
 
Il Forum delle associazioni familiari: “Una doppia beffa”  
“Il Bonus resta così com’è” – commenta Paola Soave, vicepresidente del Forum delle Associazioni familiari –
“Un provvedimento nato per aiutare le famiglie e che invece aiuta più i single e le coppie senza figli che le famiglie con figli. Chiedavamo soltanto una rimodulazione dei tetti di reddito per superare questa evidente stortura, senza alcuna maggiore spesa per lo Stato rispetto ai due miliardi e mezzo di euro già stanziati. E questo è sembrato ragionevole ai più, dentro e fuori la maggioranza di governo.Ma ancora più grave è che non si riesce ad aggiustare le cose non per una scelta politica precisa ma per l’insipienza di una burocrazia che ha predisposto e distribuito i moduli della richiesta prima che il decreto fosse convertito in legge.
In cambio solo l’ennesima, vaga promessa di aumentare gli assegni familiari utilizzando il fondo di garanzia per i mutui che probabilmente non sarà utilizzato. Un po’ poco, visto che se anche quei soldi saranno effettivamente risparmiati e non dirottati su altre emergenze, saranno solo 250 milioni, un decimo di quelli destinati al Bonus”.
“Insomma” – conclude la Soave “una doppia beffa che ancora una volta richiede alle famiglie italiane un esercizio di pazienza”.

 
 
Il Bonus famiglia resta questo.

A questo punto, il Bonus famiglia resta quella ipotizzato dal decreto anticrisi, con tutti i difetti già denunciati un mese fa. Infatti, se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, sarà proprio quella che meno potrà accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione, insomma.
 
Penalizzate le famiglie con uno o due figli
Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l’indagine dell’Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%. In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello
Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico, sempre alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un’infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal bonus”.

I pensionati soli sono i più avvantaggiati
Diverso il discorso per i pensionati soli, che – secondo le Acli – saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i pensionati si considerano in coppia, la percentuale scende”.

Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo
Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all’imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l’eventuale assegno di mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell’imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.

A chi presentare la domanda
Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al proprio datore di lavoro, per i pensionati all’Inps o all’Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all’Agenzia delle Entrate.

Per i disoccupati più di una possibilità
Per i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all’istituto di previdenza che andrà presentata la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d’origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti, avere diritto al bonus.

I tempi della richiesta e la ricezione del bonus
Per la domanda si può fare riferimento tanto al reddito del 2007 quanto quello del 2008, eventualmente peggiorato con l’avanzare della crisi, ma – a seconda della scelta e della categoria in cui si rientra – cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.
Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta, se sono confernate le modifiche introdotte alla Camera, entro il 28 febbraio 2009; mentre se il soggetto di riferimento è l’Agenzia delle Entrate, si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.
Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l’Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza è fissata per il 31 marzo 2009.

A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi
Ci siamo. Siamo arrivati all’ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus, che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di dipendenti; due nel caso di pensionati.
Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori – come si sa –  i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c’è il rischio che l’azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus.
Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l’Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell’azienda, e se non ci fosse una cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po’ di più”.

Fonte: Ilsalvagente.it

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *