Aumento capitale per Unicredit ma con titoli sotto pressione
9 gennaio 2012 da Emanuela M
Unicredit: parte l’aumento, ma i titoli restano ancora sotto pressione! Sembra essere oramai abbastanza chiaro che il mondo bancario non si aspetta di certo il successo riscontrato con Intesa lo scorso maggio, momento storico certamente più tranquillo per i mercati e per l’economia europea e mondiale, eppure restano numerose aspettative rispetto all’imminente ricapitalizzazione di Unicredit.
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Uno dei punti più caldi della prima manovra-Monti è quello sui conti correnti e sulle rendite. Com’era facilmente prevedibile c’è stato un cambio radicale di direzione rispetto a quelle che erano le linee del governo Berlusconi, in particolare quelle dettate da Giulio Tremonti.
Tra le manovre della nuova finanziaria è importante ricordare che entro la fine del mese di Settembre, tutti i titoli al portatore non potranno superare i 2500 euro. La disposizione si inserisce tra le
Due grandi colossi del settore economico-finanziario negli ultimi mesi hanno condotto, separatamente, delle indagini volte a scoprire atteggiamenti e propensione dei cittadini italiani nei confronti del mondo finanziario.
La Grecia tocca probabilmente il punto più basso e difficile della sua storia, dopo che Standard & Poor’s ha tagliato il rating del paese ellenico a livello “junk”, in poche parole, spazzatura.
Presentato il piano Chrysler, adesso per Fiat è arrivato l’ora della verità. Nei prossimi mesi si misurerà come il mercato americano accoglierà l’ambizione della casa italiana di rilanciare il marchio storico americano. E per il risparmiatore italiano, è arrivato il momento di domandarsi se conviene comprare il titolo. L’azione Fiat ha corso molto negli ultimi mesi. In sei mesi la performance è del 35% al valore di 10,7 euro. Su base annua il guadagno è di quasi il 75%. Ma la distanza dai massimi assoluti è ancora ampia. A questi valori il titolo costa meno della metà di quanto valeva a luglio 2007, quando l’azione sfiorò i 24 euro.
Nel medio e lungo periodo gli investimenti nell’istruzione rendono più sia dei Buoni Ordinari del Tesoro (Bot), sia dei titoli azionari. Il dato, in particolare, emerge da uno studio a cura degli economisti della Banca d’Italia Piero Cipollone e Federico Cingano, i quali quindi danno il giusto valore al titolo di studio ed ai sacrifici di chi, magari dopo parecchi anni, riesce a conseguire la tanto sospirata laurea.
Tra gli strumenti a disposizione del trader vi è quello che viene definito short selling.
L’ultima asta di Buoni del Tesoro Poliennali ha visto un leggero calo per quel che riguarda i titoli a 5 e 15 anni, mentre non sono state registrate variazioni per quelli a 30 anni. Per essere più precisi, il rendimento dei Btp quinquennali è sceso al 2,77% (-0,06 punti), mentre quello dei Btp a quindici anni è giunto fino al 4,59% (-0,02 punti).
Nonostante il maxi rialzo dai minimi di 7 mesi fa, i titoli quotati a Wall Street restano molto attraenti per chi vive da questa parte dell’oceano. Complice è ovviamente il tonfo del dollaro. Fuori dai confini americani gli investitori stanno comprando a piene mani i titoli delle societa’ dell’indice S&P500, quotate ancora a prezzi altamente vantaggiosi, approfittando del loro potere d’acquisto senza precedenti dovuto alla perdita di valore del dollaro, il cui calo sui mercati si protrae ormai da ben sette mesi.
Non c’è crisi per Fiat, quantomeno in Borsa. Nelle ultime due sedute le azioni del Lingotto hanno fatto registrare rialzi corposi accompagnati da volumi vorticosi, cosa che ha portato i corsi a sfondare la barriera degli undici euro. Per chi ha comprato nel marzo scorso, quandio la Fiat veniva scambiata a meno di quattro euro, ha fatto un affarone.
Si è chiusa nel segno della stabilità dei rendimenti l’asta di Buoni Ordinari del Tesoro (Bot) semestrali offerti ieri dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per un importo complessivo pari a 10 miliardi di euro; il tasso lordo si è infatti attestato allo 0,552%, con un rialzo di appena due millesimi percentuali rispetto all’asta precedente; la domanda, come sempre, è stata elevata e superiore al quantitativo offerto.
E’ opportuno investire nel mercato obbligazionario Corporate (quello cioè delle emissioni di società private)? Valutiamo le prospettive ed il corretto approccio per operare in questo settore nei prossimi 12 mesi.
Sono andate letteralmente a ruba le obbligazioni multi-tranche a tasso fisso, in euro e sterline inglesi, emesse dal colosso elettrico italiano Enel; a fronte di 6,5 miliardi di euro complessivi collocati, infatti, le richieste da parte degli investitori istituzionali hanno superato la quota record dei 28 miliardi di euro.