Assoedilizia critica il rifiuto della cedolare secca dal Governo

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: “la mancata introduzione della cedolare secca sui redditi da locazione è un grave errore di politica economica in cui incorre il Governo; soprattutto in questo momento di seria crisi economica.

Questa misura, applicata a tutti i contratti di locazione, potrebbe concorrere a far emergere il sommerso del settore; ma, soprattutto, in prospettiva, sposterebbe dall’area della esenzione fiscale a quella della tassazione una rilevante massa di abitazioni e produrrebbe un incremento del PIL dell’ordine dell’ 1-1,5 % .”

Si è parlato tanto di cedolare secca e si è detto che il peso per le casse pubbliche è superiore ai vantaggi derivanti dal recupero Irpef, conseguente all’emersione del nero nel comparto della locazione. Ma la questione è assai più complessa perché si tratta di un problema, non solo di Irpef diretta, ma di complessivo effetto propulsivo nei confronti della nostra economia e del gettito fiscale.

L’investimento negli immobili in locazione, a differenza di quello riguardante l’abitazione principale in proprietà, inquadrata nell’ area della esenzione fiscale, è dunque un fattore di dinamismo del sistema economico. Possiamo anzitutto stimare che il nostro Paese presenti oggi un fabbisogno minimo di case in locazione da 600.000 unità ad 1milione.

Un fabbisogno che non deve esser soddisfatto necessariamente mediante una nuova produzione edilizia; a seguito di adeguata incentivazione anzitutto si arginerebbero le dismissioni e si favorirebbero gli investimenti in immobili già prodotti e attualmente disponibili nel mercato della compravendita.
Per inciso si valuta rispettivamente in oltre 250/300.000 unità per l’Italia e in 50.000 unità per la Lombardia la disponibilità di tal genere.

Il nostro Centro Studi Fisco ed Economia stima che il raggiungimento dell’obiettivo per l’Italia di spostare il rapporto tra abitazione principale in proprietà e abitazione in locazione dall’attuale 73/18% ad un traguardo del 68/23% (obiettivo non utopistico ove si consideri che lo strumento di intervento è triplice:a/recupero del nero; b/assorbimento del già costruito;c/investimenti in nuova produzione edilizia) possa generare: un incremento strutturale di redditi locativi soggetti a tassazione dell’ordine di 8 MLD di euro all’anno con relativo gettito IRPEF di circa 1,4 MLD e Registro per 16 mln di euro.
Un incremento straordinario del PIL in un quinquiennio di ben 60 MLD connesso alle prospettive di aumento della nuova produzione edilizia; con relativo gettito IRES, IVA e di oneri sociali.

Aumento del gettito annuo dell’ ICI per circa 300/400 Mln; suscettibile di elevarsi sino a 600/800 milioni a seconda del grado di recupero dell’evasione. L’aumento dell’investimento annuo per spese manutentive potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni : somma che incrementerebbe ulteriormente il PIL.

Inoltre le politiche governative di questi ultimi vent’anni,volte a favorire la proprietà della abitazione a scapito della locazione, oltre a sottrarre alla tassazione un’ ingente massa economica che avrebbe potuto costituire il reddito dei locatori, ha favorito il vasto fenomeno del sommerso nel comparto delle opere manutentive: l’utente-proprietario, che risponde solo a se stesso, è molto più incline del locatore (che peraltro può addebitarne all’inquilino una parte) a ricorrere al nero per le spese di gestione e manutenzione dell’immobile.

Se dunque il rapporto proprietà locazione nel nostro Paese fosse livellato allo standard medio europeo si avrebbe un incremento del PIL per le opere manutentive almeno di 3/4 MLD di Euro.
Complessivamente, con la cedolare secca potrebbe generarsi un aumento del PIL soggetto a tassazione di quasi 20 miliardi all’anno pari ad un incremento oscillante dall’1 all’ 1,5 % del PIL stesso.

Fonte: Attico.it

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