Mutui immobiliari, crollo delle richieste
11 luglio 2012 da Federico D
Forse non è l’addio definitivo ai mutui come forma di investimento o di finanziamento, ma certamente gli ultimi dati indicano un crollo verticale in questi primi mesi del 2012 che va anche al di là della semplice motivazione dovuta alla crisi economica perdurante nel nostri Paese così come nel resto del mondo.
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In tempi di
Nonostante le incertezze dell’economia e dei mercati mondiali, gli italiani fanno sempre più ricorso all’utilizzo del
Tutti coloro che si trovano alle prese con il pagamento mensile di un mutuo si sono chiesti, almeno una volta nella vita, se l’estinzione anticipata rappresenta davvero una soluzione conveniente.
Finalmente un po’ di ottimismo sul sistema bancario internazionale: il costo della recessione che ha colpito l’economia mondiale potrebbe avere un peso inferiore alle previsioni iniziali.
Il Comitato di Basilea che si occupa della supervisione bancaria, ha fornito un pacchetto di proposte volte a rendere più forte le norme in materia di liquidità e patrimonio.
Dai dati forniti nel primo trimestre del 2009 dalla Banca d’Italia, emerge che le istituzioni finanziarie, per concedere credito alle imprese, chiedono sempre più garanzie e parametri più stringenti. Tanto che sono molto poche le imprese che riescono ad ottenere credito e, di conseguenza, sono pochi i distretti industriali e le pmi che possono sviluppare la propria economia e la loro produzione di ricchezza. In termini monetari, per ogni 100 euro chiesti in prestito, quasi la metà sono da restituire subito per garanzie. Alle quali, poi, sono da aggiungere tutte le spese istruttorie, notarili, burocratiche e, non da ultimo, gli interessi. Vien da sé che ciò che resta in mano alle imprese che richiedono i prestiti sono pochi, pochissimi soldi.
Giulio Tremonti circa un mese fa chiese: “Vorrei fare un invito alle banche: allineate un po’ di più i tassi italiani a quelli europei. Solo un pochino”.
Per vedere ridurre l’importo della rata del mutuo da pagare non bisogna sperare solo che scendano i tassi di interesse. Alcuni istituti di credito, infatti, offrono anche una seconda via. Si tratta dei
Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve si è mostrato cauto per quanto riguarda i timidi segnali di un rallentamento nell’andamento della recessione statunitense: il prossimo discorso di Bernanke, che si terrà ad Atlanta, è improntato all’ottimismo sulle prospettive di lungo termine dell’economia americana
Con la crisi economica cresce la voglia di avere sempre più informazioni in ambito finanziario. Ma dove è possibile reperirle? Come si può muovere una persona che fino a pochi mesi fa non badava a queste cose? La via più semplice ed immediata è una sola: munirsi di pc e “navigare” su internet.
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, nell’ambito di un incontro con la stampa promosso dall’Associazione Industriale locale a Foggia, ha fatto sapere che intende sostenere le imprese italiane in cattive acque a causa della notevole difficoltà ad ottenere liquidità dagli istituti creditizi: il rimedio sarebbe quello di bloccare per un anno in azienda i versamenti per i trattamenti di fine rapporto. I flussi di Tfr non andrebbero per un anno all’Inps, ma sarebbero trattenuti proprio all’interno delle stesse imprese.
Tassi sempre orientati al ribasso sull’interbancario, che sconta un eccesso di liquidità e le accresciute attese per nuovi tagli da parte della Bce. L’Euribor a tre mesi, riferimento per le politiche nei mutui delle banche, è stato fissato all’1,888% (1,9%), che corrisponde al nuovo minimo da quando è stata costituita l’Eurozona.
“Unicredit Senzapensieri” è un prodotto ideato dal colosso bancario Unicredit Group, e adatto a tutti coloro che, avendo la possibilità di accredito della pensione o dello stipendio, puntano ad una gestione efficace della propria liquidità potendo altresì far fronte, all’occorrenza, ad eventuali spese impreviste.
È stato un giorno di gloria, ieri, per i titoli di Stato italiani. Il differenziale del rendimento tra BTp e Bund ha chiuso la giornata allo stesso livello di apertura, 146 centesimi di punto percentuale, in controtendenza rispetto all’allargamento non-stop registrato dagli spread di Grecia, Spagna, Irlanda e in mattinata anche del Portogallo.