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	<title>Risparmio Soldi &#187; lavoro</title>
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		<title>Giovani: il mondo del lavoro è off-limits</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:00:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I giovani risultano sempre più un pesce fuor d&#8217;acqua nel mondo del lavoro. In questo particolare momento, la ricerca di un&#8217;occupazione, per chi ha un&#8217;età sotto i 25 anni, è il triplo più difficile in confronto alle altre fasce d&#8217;età. Non solo l&#8217;Italia, ma tutta l&#8217;area Euro, si trova in questa situazione altamente negativa. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/07/20/123231038-054b1ab3-43dd-4df6-86f6-b6dc95654b26.jpg" alt="" width="300" height="262" />I giovani risultano sempre più un pesce fuor d&#8217;acqua nel mondo del lavoro. In questo particolare momento, la ricerca di un&#8217;occupazione, per chi ha un&#8217;età sotto i 25 anni, è il triplo più difficile in confronto alle altre fasce d&#8217;età. Non solo l&#8217;Italia, ma tutta l&#8217;area Euro, si trova in questa situazione altamente negativa. A livello mondiale, il tasso di disoccupazione giovanile è in pratica la metà rispetto al dato che si registra in media nel vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><span id="more-11278"></span></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; un&#8217;analisi che lascia molto spazio per riflettere, quella effettuata dal Cnel, che in data odierna, ha ufficialmente presentato  il “Rapporto sul mercato del lavoro” relativo al biennio 09-10.<br />
In questo documento si riscontra come i nuovi tipi di contratti, che hanno la non indifferente caratteristica della flessibilità, stanno dando un&#8217;importante mano ai giovani nell&#8217;ingresso nel mercato del lavoro.<br />
Infatti, nella fase in cui la domanda di lavoro saliva, le imprese facevano costantemente ricorso a queste nuove forme contrattuali improntate alla flessibilità.<br />
Al contrario, però, si è affermata, per colpa della flessibilità, una maggiore instabilità del posto di lavoro: tutti i giovani con meno di 25 anni corrono un rischio di ottenere un contratto a termine, che è circa superiore quattro volte rispetto alla fascia d&#8217;età da 26 a 54 anni.</p>
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		<title>In Italia sono 15 milioni le persone che non cercano lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel nostro paese le persone senza occupazione e che non fanno niente per cercarla sono circa 15 milioni.
Le donne fanno parte della porzione più importante degli inattivi, con una percentuale intorno al 65%, ma la recessione cominciata nel secondo trimestre di due anni fa, ha avuto un effetto altamente negativo anche sulla “fetta” negativa.




I maschi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/07/19/155652978-00ddf296-520f-43d5-9985-19cc739c4cc6.jpg" alt="" width="300" height="233" />Nel nostro paese le persone senza occupazione e che non fanno niente per cercarla sono circa 15 milioni.<br />
Le donne fanno parte della porzione più importante degli inattivi, con una percentuale intorno al 65%, ma la recessione cominciata nel secondo trimestre di due anni fa, ha avuto un effetto altamente negativo anche sulla “fetta” negativa.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><span id="more-11276"></span></p>
<p style="text-align: justify">I maschi che occupano la fascia di età che va da 25 a 49 anni, non cercano un&#8217;occupazione, perché una forte convinzione che non ci siano posti disponibili per loro.<br />
Per quanto riguarda le donne, sempre nella stessa fascia centrale di età, l&#8217;inattività è dovuta, per circa il 45,7%, allo svolgimento di attività domestiche, relative alla cura di familiari, figli o disabili.<br />
Invece, l&#8217;industria alimentare italiana, per merito del suo carattere anticiclico, ha ridotto gli effetti negativi della recessione che nel 2009 ha dato un pesante colpo al sistema produttivo italiano.<br />
Le statistiche che si riferiscono ai primi mesi del 2010, ci rivelano una leggera ripresa guidata dall&#8217;export.</p>
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		<title>Istat e Confindustria: superata la recessione, ma sono a rischio 246mila posti di lavoro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un&#8217;indagine effettuata dal Centro Studi di Confindustria, la CSC, la parte più pericolosa della crisi ha fatto il suo corso, ma l&#8217;attenzione sul tema della disoccupazione deve mantenersi altissima, perché sono infatti a rischio, oltre 246mila posti di lavoro entro il 2011 su tutto il territorio italiano.

Dati confermati anche dall&#8217;Istat, che attesta come il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/24/121006581-ea7bd059-5d56-45d9-9140-24722786551c.jpg" alt="" width="263" height="174" />Secondo un&#8217;indagine effettuata dal Centro Studi di Confindustria, la CSC, la parte più pericolosa della crisi ha fatto il suo corso, ma l&#8217;attenzione sul tema della disoccupazione deve mantenersi altissima, perché sono infatti a rischio, oltre 246mila posti di lavoro entro il 2011 su tutto il territorio italiano.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10947"></span><br />
Dati confermati anche dall&#8217;Istat, che attesta come il tasso di disoccupazione, nei primi tre mesi del 2010, sia aumentato dal 7,9% al 9,1%, toccando il punto più alto dal primo trimestre del 2005.<br />
L&#8217;Istat ha stimato anche il tasso destagionalizzato nella misura dell&#8217;8,4%, ovvero la percentuale più elevata addirittura dal 2003.<br />
Il Centro Studi di Confidustria, da una parte ammette che l&#8217;economia italiana è ormai fuori dal periodo di recessione, stimando una ripresa maggiore in confronto alle previsioni dello scorso dicembre, ma mette in allarme il governo, evidenziando come oltre 246 mila posti di lavoro, potrebbero saltare entro la fine dell&#8217;anno, dopo che 528 mila posti hanno fatto questa fine al termine dello scorso anno, dopo due anni di crisi economica.</p>
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		<title>Istat: i posti vacanti nelle imprese riprendono a salire</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le imprese hanno finalmente iniziato di nuovo a creare nuovi posti di lavoro.
Tutto è nato dal leggero aumento nella curva della produzione industriale, del fatturato, ma anche del prodotto interno lordo che, in poche parole, significa un bisogno più alto di assumere nuovi lavoratori. Ovviamente si tratta di un fabbisogno pur sempre molto risicato: l&#8217;Istat [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/23/113145388-3363459f-9d3f-41d3-9923-9c38217c936f.jpg" alt="" width="242" height="390" />Le imprese hanno finalmente iniziato di nuovo a creare nuovi posti di lavoro.<br />
Tutto è nato dal leggero aumento nella curva della produzione industriale, del fatturato, ma anche del prodotto interno lordo che, in poche parole, significa un bisogno più alto di assumere nuovi lavoratori. Ovviamente si tratta di un fabbisogno pur sempre molto risicato: l&#8217;Istat ha effettuato diversi studi, da cui è emerso che nel periodo intercorrente tra il primo trimestre del 2010 e i primi tre mesi del 2009,  il quantitativo di posti liberi si è alzato dello 0,1%, con il tasso che sconfina allo 0,7%. Tuttavia, rappresenta pur sempre un indizio positivo, tanto da far dichiarare al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che bisogna prontamente escludere l&#8217;interpretazione di questi dati come jobless recovery.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10933"></span><br />
Le imprese stanno cercando, ma non in tutti i casi riescono a trovare i dipendenti, per via, secondo il Sacconi-pensiero, di un disallineamento tra la domanda e l&#8217;offerta.<br />
Così, secondo il presidente dell&#8217;Istat Giovannini, molti disoccupati non trovano più le motivazioni di cercare lavoro, perché scoraggiati o perché hanno la convinzione che non riusciranno mai a trovarlo.</p>
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		<title>Referendum Fiat: sì al 63%, non c&#8217;è il plebiscito</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 07:00:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;affluenza ottimale al 95%, ma il risultato non è quello che la Fiat si sarebbe aspettata: il consenso è arrivato da parte del 63% dei lavoratori, che lascia aperti tutti i pericoli e rischi della situazione.
Lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco adesso è davvero in pericolo: nella fabbrica campana, è alta la consapevolezza che quel 36% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/23/070132922-2ce526bd-ce47-4cdb-9e2b-1f8d5f5cc72d.jpg" alt="" width="253" height="205" />Un&#8217;affluenza ottimale al 95%, ma il risultato non è quello che la Fiat si sarebbe aspettata: il consenso è arrivato da parte del 63% dei lavoratori, che lascia aperti tutti i pericoli e rischi della situazione.<br />
Lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco adesso è davvero in pericolo: nella fabbrica campana, è alta la consapevolezza che quel 36% di no è di un peso specifico molto elevato.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10919"></span></p>
<p style="text-align: justify"><!--more--><br />
Adesso la palla si sposta nelle mani del Lingotto e arriva da più parti la preoccupazione che il non raggiungimento del plebiscito possa incidere sugli investimenti e che la stessa Fiat possa, in base a questi dati, non rinnovare la volontà di portare soldi e lavoro in Campania.<br />
In realtà, poco dopo gli scrutini, si prevedeva una più netta affermazione dei sì, almeno al 76%, tanto che il ministro Sacconi aveva già invitato l&#8217;azienda a realizzare il promesso investimento.<br />
Ovviamente, la situazione più delicata si ha a livello sindacale: se da una parte Fim e Uilm sono felici per la percentuale ottenuta e auspicano una rapida conclusione dell&#8217;accordo, la Fiom invece ribadisce ancora una volta il suo no, anche se apre a delle possibili trattative.</p>
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		<title>Pomigliano: Confindustria contro la Fiom</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 07:00:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla questione di Pomigliano d&#8217;Arco, anche Emma Marcegaglia, commenta negativamente la posizione assunta dal sindacato della Fiom, che si oppone in tutte le maniere all&#8217;accordo con la Fiat.
La presidente di Confindustria si stupisce come, di fronte ad un&#8217;azienda che decide di investire nel nostro paese, evitando l&#8217;esternalizzazione della produzione.

 Insomma, un investimento da 700 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/16/110405567-531d8df3-5dc1-4f94-8e73-7a133c0652aa.jpg" alt="" width="230" height="169" />Sulla questione di Pomigliano d&#8217;Arco, anche Emma Marcegaglia, commenta negativamente la posizione assunta dal sindacato della Fiom, che si oppone in tutte le maniere all&#8217;accordo con la Fiat.<br />
La presidente di Confindustria si stupisce come, di fronte ad un&#8217;azienda che decide di investire nel nostro paese, evitando l&#8217;esternalizzazione della produzione.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10856"></span> Insomma, un investimento da 700 milioni di euro, che non può assolutamente essere rifiutato.<br />
La Marcegaglia, poi, parlando del referendum, preferisce aspettare e conoscere quale sarà la risposta dei lavoratori.<br />
Epifani, segretario generale della Cgil, ha confermato di non aver gradito l&#8217;accordo separato che il Lingotto ha sottoscritto con gli altri sindacati, in quanto rimane uno strumento vecchio e conserva tutti i dubbi di costituzionalità.<br />
Ammette però che la speranza di riavere gli investimenti è forte, sperando che l&#8217;impianto torni a lavorare il prima possibile.<br />
Anche Epifani sottolinea come il referendum del prossimo 22 giugno sia di grande importanza e auspica una folta partecipazione al voto dei lavoratori: le previsioni indicano un netto sì dei lavoratori, rivolto all&#8217;occupazione, al lavoro e agli investimenti.</p>
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		<title>Pomigliano d&#8217;Arco: la Fiom protesta, Confindustria invita a riflettere</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 06:00:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Protesta senza mezzi termini la Fiom, che ribadisce come sia impossibile firmare l&#8217;accordo che la Fiat, storica azienda italiana, ha presentato per quanto riguarda lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco: il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, ha affermato che nel caso in cui la Fiat continui a tenere tale posizione, non ci saranno possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/14/133443908-4f046f93-0a64-4de0-87ab-806e2b8960b5.jpg" alt="" width="215" height="183" />Protesta senza mezzi termini la Fiom, che ribadisce come sia impossibile firmare l&#8217;accordo che la Fiat, storica azienda italiana, ha presentato per quanto riguarda lo stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco: il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, ha affermato che nel caso in cui la Fiat continui a tenere tale posizione, non ci saranno possibilità di giungere ad un accordo positivo.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10824"></span> Il 25 giugno prossimo, è stato annunciato dallo stesso Landini, i metalmeccanici faranno uno sciopero generale, in cui protesteranno contro l&#8217;accordo perché, secondo il loro pensiero, ha al suo interno delle caratteristiche di illegittimità. Allo stesso modo viene auspicato come basterebbe che trovasse applicazione il Contratto nazionale, senza effettuare nessuna deroga alla legge.<br />
Per la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, invece, la situazione è all&#8217;opposto e invita la Fiom a riflettere e a spostarsi dalle sue posizioni radicali, sostenendo impossibile il blocco di un investimento di 700 milioni di euro, per tutelare gli assenteisti.<br />
Il Marcegaglia-pensiero, afferma che nessuno ha intenzione di eliminare i diritti dei lavoratori, ma finalmente giunti ad un momento di svolta per l&#8217;industria italiana, si deve per forza guardare al futuro di 5 mila lavoratori, più altri 10 mila dell&#8217;indotto, evitando di proteggere falsi malati e assenteisti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pensioni: equiparazione, via libera dal Consiglio dei Ministri</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 06:00:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri italiano ha dato l&#8217;ok all&#8217;equiparazione dell&#8217;età per quanto riguarda l&#8217;ormai annosa questione delle pensioni di vecchiaia, costretta anche dalla forte pressione dell&#8217;Unione Europea.
Nel pubblico impiego avverrà così una parificazione a 65 anni, per quanto concerne le pensioni di vecchiaia, tra uomini e donne.

Il provvedimento sarà effettivo dal 1 gennaio del prossimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/10/120434158-94744784-dfca-4ebf-a0df-a7043e2f4570.jpg" alt="" width="230" height="166" />Il Consiglio dei Ministri italiano ha dato l&#8217;ok all&#8217;equiparazione dell&#8217;età per quanto riguarda l&#8217;ormai annosa questione delle pensioni di vecchiaia, costretta anche dalla forte pressione dell&#8217;Unione Europea.<br />
Nel pubblico impiego avverrà così una parificazione a 65 anni, per quanto concerne le pensioni di vecchiaia, tra uomini e donne.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10790"></span><br />
Il provvedimento sarà effettivo dal 1 gennaio del prossimo anno e sfrutterà uno scalone unico, escludendo quindi le fasi intermedie.<br />
Inoltre, l&#8217;esecutivo ha stabilito la riduzione degli stipendi dei dirigenti Rai, oltre che la soglia massima a cui può arrivare la retribuzione dei manager, che non può superare quota 311 mila euro.<br />
Un emendamento alla manovra sarà necessario appunto per inserire l&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile nel pubblico impiego e i soldi così risparmiati, convergeranno in un fondo legato ad azioni utili e positive per le famiglie e, in particolar modo, le donne.<br />
I vari membri del governo sostengono però che l&#8217;impatto non sarà così importante, dato che si parla solamente di 25 mila donne, da qui al 2012: inoltre le donne potranno anche non dover attendere fino ai 65 anni per andare in pensione, ma utilizzare l&#8217;anzianità contributiva e fare leva proprio su questo fattore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Censis: ecco che Italia avremo nel 2030</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 07:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da uno studio effettuato dal Censis, l&#8217;istituto di Studi Sociali, si è stimato come le attuali tendenze nella società italiana porteranno il sud ad essere spopolato e povero di risorse nel 2030, ma gli over 65 arriveranno a rappresentare ben il 26,5% della nostra popolazione.

Insomma secondo quest&#8217;indagine, i giovani caleranno, mentre gli anziani si prenderanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/03/122936148-c24f527e-95d4-4940-bf94-c334313e35e2.jpg" alt="" width="206" height="132" />Da uno studio effettuato dal Censis, l&#8217;istituto di Studi Sociali, si è stimato come le attuali tendenze nella società italiana porteranno il sud ad essere spopolato e povero di risorse nel 2030, ma gli over 65 arriveranno a rappresentare ben il 26,5% della nostra popolazione.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10731"></span><br />
Insomma secondo quest&#8217;indagine, i giovani caleranno, mentre gli anziani si prenderanno una fetta abbondante della popolazione del nostro paese: il pericolo è quanto mai attuale e, se i posti di lavoro non cresceranno in fretta (almeno 480mila in più ogni anno), potremo scordarci questo tenore di vita.<br />
Un&#8217;altra indagine riguarda il debito pubblico: se non abbiamo intenzione di vederlo esplodere, è meglio cominciare ad accantonare le risorse (almeno 12 miliardi di euro ogni anno), in modo da riportarlo al di sotto della soglia del 99%.<br />
Uno dei mezzi attraverso i quali ottenere queste risorse è senza dubbio la lotta all&#8217;evasione fiscale.<br />
Come sottolinea lo stesso direttore del Censis, fare le previsioni è un azzardo, ma ci sono comunque alcuni dati che ci invitano a riflettere: ad esempio quello sui giovani, che potrebbero calare di circa un milione in vent&#8217;anni, per causa delle politiche future, che non mettono al centro della loro azione la famiglia.</p>
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		<title>Commissione Ue, ultimatum all&#8217;Italia: equiparate l&#8217;età pensionabile delle dipendenti pubbliche</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 06:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva un&#8217;importante stretta dall&#8217;Unione Europea riguardante le pensioni: se il nostro paese non allineerà l&#8217;età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblica, allora dovrà subire un&#8217;ulteriore deferimento alla Corte di giustizia europea.

 L&#8217;avvertimento si trova all&#8217;interno di una missiva che, secondo l&#8217;Ansa, la Commissione Ue ha inviato ai vertici italiani, richiedendo l&#8217;adeguamento, nei tempi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/03/114739883-5f1e1195-2eb0-4af3-bc1a-d5ebaf4475eb.jpg" alt="" width="230" height="130" />Arriva un&#8217;importante stretta dall&#8217;Unione Europea riguardante le pensioni: se il nostro paese non allineerà l&#8217;età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblica, allora dovrà subire un&#8217;ulteriore deferimento alla Corte di giustizia europea.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10716"></span> L&#8217;avvertimento si trova all&#8217;interno di una missiva che, secondo l&#8217;Ansa, la Commissione Ue ha inviato ai vertici italiani, richiedendo l&#8217;adeguamento, nei tempi più rapidi possibili, alla sentenza della Corte europea di giustizia che già due anni or sono, lanciava un ultimatum all&#8217;Italia per aumentare l&#8217;età pensionabile delle donne impiegato nel settore pubblico, fino a 65 anni, ovvero equipararla alla soglia prevista per gli uomini.<br />
L&#8217;attuale manovra del governo, prevedeva la parificazione dell&#8217;età pensionabile tra donne e uomini, ma solamente in misura graduale, fino all&#8217;entrata in vigore definitiva nel gennaio 2016.<br />
Pronta la risposta del ministro Sacconi, attualmente impegnato in una missione in Cina, che sostiene come sia cogente l&#8217;ultimatum intimato dall&#8217;Ue e quanto ciò rappresenti il pericolo di trasformarsi in un&#8217;infrazione.<br />
Anche se, ammette Sacconi, un&#8217;estensione dell&#8217;età pensionabile per le dipendenti nel settore pubblico, non porterebbe ai gravi problemi di disoccupazione presenti nel privato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Istat: cresce ancora la disoccupazione tra i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 07:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le indagini Istat si fanno sempre più impietose: la disoccupazione, in particolare, ha toccando livelli record nel mese di aprile, arrivando alla quota dell&#8217;8,9%, aumentando ancora rispetto al già elevato valore rilevato a marzo.
L&#8217;Istat conferma che si tratta del dato peggiore dal 2001: fa paura, in particolar modo, il dato sull&#8217;occupazione giovanile, con una statistica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/06/01/104920717-232d802a-cd96-4593-bee3-604076c6de06.jpg" alt="" width="230" height="317" />Le indagini Istat si fanno sempre più impietose: la disoccupazione, in particolare, ha toccando livelli record nel mese di aprile, arrivando alla quota dell&#8217;8,9%, aumentando ancora rispetto al già elevato valore rilevato a marzo.<br />
L&#8217;Istat conferma che si tratta del dato peggiore dal 2001: fa paura, in particolar modo, il dato sull&#8217;occupazione giovanile, con una statistica impietosa che rileva come quasi un ragazza su tre sia disoccupato.<br />
In confronto ad aprile di un anno fa, gli occupati si sono ridotti di 307 mila unità, con  un calo dell&#8217;1,3% mentre, rispetto al mese di marzo 2010, il dato è aumentato invece dello 0,2%.<br />
<span id="more-10689"></span> Il tasso di occupazione si aggira intorno a livelli del 56,9%, in debole crescita in confronto al mese di marzo, ma sempre inferiore rispetto al mese di aprile 2009.<br />
Ancora più pericolosa la situazione che riguarda la disoccupazione giovanile: il tasso di disoccupazione dei giovani compresi tra 15 e 24 anni è salito al 29,5%, con un incremento dell&#8217;1,4% in confronto al precedente mese di marzo e, addirittura, del 4,5% rispetto ad aprile di un anno fa.</p>
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		<title>Lavoro: stimolare la ripresa legando i salari ai profitti d&#8217;impresa</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esiste una misura “democratica” che consentirebbe di rispondere in maniera adeguata agli abusi delle stock option e degli incentivi per retribuire i top manager: si tratta di allargare a tutti i dipendenti, lo stipendio legato a filo diretto con l&#8217;andamento dell&#8217;azienda, in particolar modo iniziando dai profitti.

 Insomma, si tratta di un controllo dal basso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/05/30/102150489-2a081501-604a-4e20-ae1e-e7f8f33a0099.jpg" alt="" width="230" height="149" />Esiste una misura “democratica” che consentirebbe di rispondere in maniera adeguata agli abusi delle stock option e degli incentivi per retribuire i top manager: si tratta di allargare a tutti i dipendenti, lo stipendio legato a filo diretto con l&#8217;andamento dell&#8217;azienda, in particolar modo iniziando dai profitti.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10660"></span> Insomma, si tratta di un controllo dal basso, in modo tale che i bonus da 20 miliardi di dollari, non si presentino più né nelle borse di Wall Street, né in quelle europee.<br />
In base ad un rapporto presentato ieri a Cagliari, in occasione del dodicesimo convegno annuale dell Fondazione Rodolfo Benedetti, si è anche parlato di lavoro, che deve essere pagato in misura maggiore.<br />
La strategia di risanamento del paese, non passa solamente dalla manovra sui conti pubblici, ma anche da altre strade, come ad esempio i meccanismi di remunerazione dei lavoratori, un dato fondamentale se si vuole superare la crisi economica in maniera definitiva.<br />
La tattica più corretta consisterebbe nella possibilità di attuare dei sistemi retributivi “sani”, che leghino gli stipendi dei dipendenti ai risultati e profitti dell&#8217;impresa, collegando anche gli stessi bonus dei manager allo stesso “indice”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manovra sui conti pubblici: ecco i primi dettagli</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 07:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vediamo nel dettaglio quali sono i punti principali toccati dalla bozza sulla manovra  da 24 miliardi che domani passerà al vaglio del Consiglio dei ministri. Nonostante le smentite, il condono edilizio è presente, anche se il governo lo definisce “una sanatoria catastale”, con la possibilità, per gli interessati, di dichiarare l&#8217;aggiornamento catastale con sanzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.antoniodipietro.com/immagini2/conti_pubblici.jpg" alt="" width="216" height="185" />Vediamo nel dettaglio quali sono i punti principali toccati dalla bozza sulla manovra  da 24 miliardi che domani passerà al vaglio del Consiglio dei ministri. Nonostante le smentite, il condono edilizio è presente, anche se il governo lo definisce “una sanatoria catastale”, con la possibilità, per gli interessati, di dichiarare l&#8217;aggiornamento catastale con sanzioni pari ad un terzo rispetto a quelle normalmente previste.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10595"></span> Viene fissato una soglia massima di reddito uguale a 25 mila euro, per poter usufruire dell&#8217;indennità di accompagno per l&#8217;invalidità civile: per chi ha un reddito minore, l&#8217;indennità verrà data in una misura tale che non possa superare tale margine.<br />
Gli stipendi dei dipendenti pubblici verranno bloccati fino al 2013, mentre quelli dei manager subiranno tagli del 5 e 10%.<br />
Tagli anche sulle retribuzioni dei politici, con un 10% in meno sulla parte superiore agli 80 mila euro annui.<br />
Passa da 2 a 1 euro il contributo di ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali per le elezioni alla Camera dei deputati.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Statuto dei lavoratori: Cgil e Uil vogliono un ruolo attivo nella modifica</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 06:00:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ministro Sacconi conferma le voci relative al nuovo piano che riguarda il lavoro, previsto dal governo, specificando che si tratta di un progetto triennale, a cui poi farà seguito un disegno di legge delega che si concentrerà sullo Statuto dei Lavoratori. Sacconi, nel giorno in cui si celebra l&#8217;anniversario di questo importante strumento a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/governo-caserta/liberalizzazioni-bonanni/ansa_9538861_30300.jpg" alt="" />Il ministro Sacconi conferma le voci relative al nuovo piano che riguarda il lavoro, previsto dal governo, specificando che si tratta di un progetto triennale, a cui poi farà seguito un disegno di legge delega che si concentrerà sullo Statuto dei Lavoratori. Sacconi, nel giorno in cui si celebra l&#8217;anniversario di questo importante strumento a difesa dei lavoratori, frutto della legge 20 maggio del 1970, ha annunciato che l&#8217;esecutivo ha intenzione di presentare questo piano solamente dopo aver avviato un costruttivo dialogo sociale e parlamentare per il semplice motivo che anche il Parlamento dovrà approvare il provvedimento, perché diventi legge.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-10558"></span> Il leader della Cgil coglie l&#8217;occasione al balzo per ribadire quanto sia contrario alla modifica dello Statuto dei lavoratori, criticando aspramente le norme contenuto in questo disegno di legge delega, che forzano il lavoratore a ricorrere all&#8217;arbitrato, avendo al suo interno un forte senso di incostituzionalità.<br />
Bonanni, leader della Cisl, la pensa invece diversamente: afferma, ovviamente, la sua ferma opposizione a qualsiasi provvedimento che non tenga conto delle esigenze delle parti sociali, ma comunque ammette che lo Statuto dei lavoratori ha bisogno di qualche modifica.<br />
D&#8217;accordo con quest&#8217;ultima interpretazione anche la Uil.</p>
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		<title>Il governo vuole mettere mano allo Statuto dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 07:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il governo intende modificare lo Statuto dei lavoratori, dopo ben 40 anni dall&#8217;entrata in vigore della legge che regola e tutela i diritti di chi lavora. Questa notizia ha provocato grandi proteste tra le file del PD e la Cgil, ma anche di Cisl e Uil.
Andiamo con ordine. E&#8217; notizia recentissima che il ministro del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/05/21/083558762-a7d51787-b5b4-44de-87c8-39e029fc7501.jpg" alt="" width="230" height="222" />Il governo intende modificare lo Statuto dei lavoratori, dopo ben 40 anni dall&#8217;entrata in vigore della legge che regola e tutela i diritti di chi lavora. Questa notizia ha provocato grandi proteste tra le file del PD e la Cgil, ma anche di Cisl e Uil.<br />
Andiamo con ordine. E&#8217; notizia recentissima che il ministro del Welfare ha confermato le voci che il governo vuole cambiare le norme riferite a tale statuto e che i tempi di attesa prima del provvedimento saranno abbreviati.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10543"></span> Già nei prossimi giorni si attende l&#8217;arrivo del Piano triennale per il lavoro a cui poi seguirà un disegno di legge delega sullo Statuto.<br />
Due le linee guida del provvedimento governativo: da una parte il riconoscimento dei diritti di ogni lavoratore, a prescindere dalle dimensioni dell&#8217;azienda e dal tipo di contratto e poi l&#8217;applicazione di strumenti di tutela diversi in base al settore di appartenenza, del territorio e dell&#8217;impresa stessa.<br />
Per voce del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è un vero e proprio attacco alla Costituzione, certo che il caro vecchio Statuto sia ancora validissimo ai giorni nostri.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lavoro: la maggior parte delle aziende sceglie la cig evitando i licenziamenti</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante tutti i discorsi su una possibile ripresa e sulla fine della crisi, portati avanti dai principali rappresentati del governo, la situazione nelle aziende è drammatica: le scelte, su breve termine, sono ancora condizionate verso tagli e licenziamenti. Ad esempio, pochi giorni fa, i lavoratori di Teleperformance, hanno dato vita ad uno sciopero in due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://blogprestiti.dueggimoney.it/wp-content/uploads/2009/09/cassa-integrazione.jpg" alt="" width="247" height="262" />Nonostante tutti i discorsi su una possibile ripresa e sulla fine della crisi, portati avanti dai principali rappresentati del governo, la situazione nelle aziende è drammatica: le scelte, su breve termine, sono ancora condizionate verso tagli e licenziamenti. Ad esempio, pochi giorni fa, i lavoratori di Teleperformance, hanno dato vita ad uno sciopero in due diverse città italiane (Roma e Taranto), per opporsi alla decisione aziendale di porre in stato di mobilità circa 1000 dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10313"></span></p>
<p style="text-align: justify">Un numero di lavoratori pari ai due terzi si concentra solamente nell&#8217;impianto di  Taranto.<br />
Diverse intese sulla Cassa Integrazione che arrivano da più di un&#8217;azienda italiana.<br />
La Cecconi di Ardea, ritira la procedura di mobilità, che doveva riguardare oltre 50 dipendenti, e introduce la cassa integrazione ordinaria, di 13 settimane, grazie al positivo incontro tra i rappresentanti delle due parti interessate e le istituzioni locali.<br />
Stessa situazione per quanto riguarda il cantiere navale Rodriguez di Messina, in cui la cassa integrazione comprenderà a rotazione circa 74 dipendenti.<br />
Stessa sorte per 40/50 lavoratori della Ficantieri di Genova.<br />
Infine importante novità per il gruppo bancario Delta, gestito da Bankitalia per le indagini sul riciclaggio: il ministro dell&#8217;Economia Tremonti ha dato il via libera al decreto che salva i lavoratori ed estende la cig anche al settore del credito.</p>
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		<title>Tra ripresa e coda della crisi: gli effetti negativi sempre sui lavoratori</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ministero dello Sviluppo Economico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 26 aprile il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, affermava ad alta voce che tutti i valori indicativi ci informano di come la crisi sia ormai finita. Lo scopo del nostro lavoro, continua Scajola, è adesso quello di ripristinare i livelli economici del 2008, anche se ovviamente necessitiamo di tempo: l&#8217;obiettivo è quello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/05/03/144422407-46428dd5-6389-43d4-b9aa-224c6ceb522e.jpg" alt="" width="230" height="170" />Il 26 aprile il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, affermava ad alta voce che tutti i valori indicativi ci informano di come la crisi sia ormai finita. Lo scopo del nostro lavoro, continua Scajola, è adesso quello di ripristinare i livelli economici del 2008, anche se ovviamente necessitiamo di tempo: l&#8217;obiettivo è quello di dare una marcia in più alla ripresa per ritornare a tali livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-10312"></span>D&#8217;altra parte troviamo la dichiarazione del segretario del Cgil del Lazio, Claudio di Berardino, che lo scorso 24 aprile, sottolineava come nella capitale ci fossero circa 250 mila persone  tra disoccupati, cassintegrati e in cerca di un&#8217;occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i dati di marzo diffusi dall&#8217;Istat, affermano senza doppie misure, che la coda della crisi continua ad influenzare le scelte delle aziende nel breve termine e ad avere risvolti negativi per le famiglie.<br />
Un dato su tutti: la gente non riesce più a riscattare il bene dato a garanzia del prestito: un dato confermato dalla crescita del Monte dei pegni, aumentato del 20% a Milano, del 10% a Roma e addirittura del 12% su scala nazionale.</p>
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		<title>Lavoro: il tradizionale bollettino Istat evidenzia una situazione preoccupante</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora dati davvero preoccupanti riguardanti il mondo del lavoro.
L&#8217;ennesimo bollettino Istat, che indaga sul mese di marzo, indica un numero di persone che sta cercando un&#8217;occupazione pari 2,194 milioni.
Una statistica in forte aumento, di circa il 2,7% mensile e, in confronto allo scorso anno, addirittura del 12%.

 Il tasso di disoccupazione generale raggiunge il livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/04/30/122015249-30ccb825-6e4e-4e9d-a644-bde5567de743.jpg" alt="" width="230" height="168" />Ancora dati davvero preoccupanti riguardanti il mondo del lavoro.<br />
L&#8217;ennesimo bollettino Istat, che indaga sul mese di marzo, indica un numero di persone che sta cercando un&#8217;occupazione pari 2,194 milioni.<br />
Una statistica in forte aumento, di circa il 2,7% mensile e, in confronto allo scorso anno, addirittura del 12%.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10284"></span> Il tasso di disoccupazione generale raggiunge il livello dell&#8217;8,8%: un aumento dello 0,2% su base mensile e addirittura dell&#8217;1% in confronto a marzo dello scorso anno.<br />
Il tasso di inattività si attesta intorno al 37,8%: una cifra che rappresenta un record, ma in negativo, perché nella storia italiana mai era stata toccata una quota simile.<br />
Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, vi è stata una diminuzione dello 0,4% in confronto a febbraio, ma è in crescita addirittura di 2,9 punti percentuali rispetto a marzo 2009.<br />
Un dato che preoccupa molto è anche il crescente numero di donne disoccupate, arrivato ormai a 1 milione e 44mila unità, con un incremento del 4,8% rispetto a febbraio e +0,9% in confronto ai dati riguardanti gli uomini.<br />
Infine, concentriamoci sulla inattività: in questa categoria rientrano non solo gli studenti e le casalinghe, ma anche chi non lavora e non cerca un&#8217;occupazione; nel nostro paese è inattiva una persona su due (tra i 15 e i 65 anni), ma in Sicilia il dato è drammatico, con 3 persone ogni 5.</p>
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		<title>Istat: il tasso di occupazione al Sud è un problema</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 06:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pask</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia che non lavora: questa potrebbe essere un&#8217;altra definizione del nostro paese. Il tasso di occupazione dell&#8217;Italia si aggira intorno al 57,5% infatti, nel corso dello scorso anno: quasi sette punti percentuali in meno in confronto alla media europea, che si attesta intorno al 64,6%. Sono dati evidenziati dall&#8217;Istat, che chiarisce come il tasso dimostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/images/2010/04/28/121449084-917cc44f-75c8-4ba8-b761-4e349ce0b82c.jpg" alt="" width="230" height="333" />L&#8217;Italia che non lavora: questa potrebbe essere un&#8217;altra definizione del nostro paese. Il tasso di occupazione dell&#8217;Italia si aggira intorno al 57,5% infatti, nel corso dello scorso anno: quasi sette punti percentuali in meno in confronto alla media europea, che si attesta intorno al 64,6%. Sono dati evidenziati dall&#8217;Istat, che chiarisce come il tasso dimostri una diminuzione di oltre 1,2 punti percentuali in confronti ai dati del 2008.<br />
Se andiamo a guardare poi i dati delle singole regioni, la stima più alta che riguarda il tasso di occupazione appartiene all&#8217;Emilia Romagna e al Trentino Alto Adige (68,5% per entrambe le regioni), mentre al terzo posto si piazza la Valle d&#8217;Aosta, con un tasso pari al 67%.</p>
<p style="text-align: justify">
<span id="more-10258"></span> Le percentuali meno elevate, si registrano al Sud: la maglia nera va alla Campania con il 40,8%, a seguire la Calabria con il 43,1% e la Sicilia, con il 43,5%.<br />
Proprio in merito a quest&#8217;ultima situazione riguardanti le regioni meridionali, l&#8217;Istat evidenzia come in tutti questi casi il tasso di occupazione che  fa riferimento alle donne è molto limitato e minore in confronto alla media nazionale.<br />
Il problema risiederebbe proprio nel lavoro femminile: si stima che il numero di donne occupate tra i 15 e i 64 anni sia circa la metà rispetto a quello dell&#8217;Emilia Romagna.</p>
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		<title>UE: cresce la differenza tra pensionati e nuovi lavoratori</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 06:58:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Unione Europea le statistiche registrate negli ultimi tempi destano qualche preoccupazione, soprattutto in merito al rapporto tra pensionati e nuovi lavoratori. L&#8217;ufficio studi del gruppo Allianz, ha calcolato, sfruttando precedenti dati Eurostat, che nel corso di quest&#8217;anno andrà in pensione un numero di persone maggiore rispetto a quante entreranno per la prima volta sul mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Arch_Varie/Lavoro/operai-cassintegrati--324x230.jpg?uuid=cf59a108-0359-11de-8374-2dd16f080e59" alt="" width="270" height="180" />Nell&#8217;Unione Europea le statistiche registrate negli ultimi tempi destano qualche preoccupazione, soprattutto in merito al rapporto tra pensionati e nuovi lavoratori. L&#8217;ufficio studi del gruppo Allianz, ha calcolato, sfruttando precedenti dati Eurostat, che nel corso di quest&#8217;anno andrà in pensione un numero di persone maggiore rispetto a quante entreranno per la prima volta sul mercato del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-10088"></span>La differenza è importante: si parla di cifre intorno alle 220mila persone.<br />
Questa differenza, secondo i calcoli e le previsioni dello studio, crescerà costantemente col passare degli anni, fino a raggiungere la quota,  nel 2030, di 8 milioni e 300 mila persone in più.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero problema è che questo gap mette in difficoltà anche paesi come il Giappone, che stanno attraversando un processo di invecchiamento della popolazione molto marcato.<br />
Questa situazione si dovrebbe riproporre anche in Russia, Corea del Sud, Canada e, addirittura, anche in Cina.<br />
Condizioni opposte negli Stati Uniti d&#8217;America, invece, in cui la popolazione che entra sul mercato del lavoro continua ad aumentare, sopratutto grazie agli immigrati, che hanno determinato una netta crescita del tasso di natalità.</p>
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